Quando l’onda della voce che al Lido c’era “un pezzo grosso della televisione” giunse anche all’orecchio di Paola, questa ripetè mentalmente incredula: “Un pezzo grosso della televisione? Forse è finalmente giunta la mia grande occasione...Voglio conoscerlo...Non potrà non accorgersi di me...”. Si alzò dal lettino e si sistemò con cura i laccetti del succinto costume da bagno di colore fucsia che indossava. Si incamminò lungo il bagnasciuga, muovendo ad arte il bacino, convinta così di sottolineare con efficacia le sensuali curve del suo corpo che tutto si sarebbe potuto definire tranne che statuario. La camminata ancheggiante, oltre il fischio del bagnino che, mentre apriva un ombrellone e ne accarezzava il palo, mimò qualche passo di lapdance, ispirò anche qualche commento pietistico: “Guarda, poverina, così giovane...” mormorò la moglie di un edicolante di Latina, sicura che si trattasse di una sventurata affetta da displasia congenita all’anca e non di un’aspirante Vip intenta a sculettare.
Paola non era quella che comunemente si potrebbe definire una “burina rifatta”. “Rifatta” nel senso che pensava che essersi fatta “gonfiare” i seni la rendeva più simile ad una velina della televisione (e questo era, in fondo, il sogno della sua vita e la sua massima aspirazione). Era stanca di fare la rappresentante di farmaci. Nonostante la sua vita fosse piuttosto movimentata e dinamica, sempre in giro per Roma per ospedali, farmacie e medici della mutua, era un po’ sovrappeso, ma piacente, vistosa quel tanto che basta per non passare inosservata su una spiaggia assolata. A dirla tutta, il fondotinta era leggermente fuori luogo dal momento che era prima mattina e certo non copriva quell’accenno di buccia d’arancia sui fianchi. Suo marito, Eugenio, in genere, sulla spiaggia, era occupato dalle due deliziose bambine p portava a spasso il cane (un leonberger che, nonostante avesse solo dieci mesi, aveva le dimensioni di un molosso simile all’incrocio tra un leone ed un cavallo) e questo le consentiva una libertà di movimento che, in città, non avrebbe mai avuto. Così Paola si allontanò dal suo ombrellone e si incamminò verso la zona in cui era stato avvistato il “vip televisivo”.
Quando Paola vide Max, lui si stava sistemando i “gioielli di famiglia”. Ci sono categorie di uomini che passano la loro vita a sincerarsi che tutto, là sotto, sia sempre presente e a posto. Paola gli passò davanti e lo guardò languidamente e voluttuosamente, al punto da lasciare dietro di sè una scia di bavetta come quella delle lumache. Max, in fondo, non era un infedele ma sentiva “ ‘errichiamodellagiumentaammòdetarzan’ ” e, così, si lasciò catturare dagli sguardi di Paola e rimase invischiato nella bava lumacosa.
“Mi fa accendere?” chiese Paola, infilandosi una Marlboro light in bocca al contrario sin oltre il filtro.
“Ce..certo..” rispose Max, un po’ imbarazzato, ustionandosi nove dita prima di capire che qualche cosa non andava nella sigaretta della signora. “Però...ammazza che culo e che tette...” (pensò).
“Ma è vero che lei lavora in televisione?” chiese Paola - diretta e senza tanti preamboli -, sbattendo le palpebre al punto di creare un vortice di vento simile ad una tromba d’aria.
“Se vede?” chiese il cavista che amava sottolineare la cadenza dialettale quando si trovava “fuori porta”.
“Si vede, eccome..” fece eco Paola, sputando sonoramente il tabacco che le era rimasto in bocca.
Il cellulare di Max prese a trillare e la suoneria intonò un bel: “Grazie Roma, che ce fai ridere e sognare ancora..” e Max, con un gesto plateale del braccio, rispose: “Chi è che rompe?”.
Era Maria Grazia, la portiera dello stabile medio-popolare di Testaccio dove abitava che lo avvertiva che era arrivata una raccomandata di Canale 5.
“Certo, Maria Grazia, sarà sicuramente il rinnovo del contratto televisivo”, disse Max all’incredula portiera che non riconobbe nemmeno il tono della voce del suo inquilino, pensando di aver sbagliato numero. Max riattaccò subito.
“Era la Cucinotta...queste attrici, sempre con l’ansia del contratto...” disse Max, con l’aria seccata, rivolgendosi a Paola che avrebbe voluto essere più seminuda di quanto già non fosse, pur di continuare ad attrarre l’attenzione di quell’uomo che vedeva come un trampolino di lancio che avrebbe potuto cambiare la sua vita e farle smettere di vendere Viagra e preservativi a medici famelici sempre allupati e con la mano morta. In realtà, Paola, mentre tentava di darsi un tono aggiustando un laccetto (che era perfettamente al suo posto), cercò di non mostrarsi stupita, come se per lei fosse assolutamente normale intrattenersi con i più importanti personaggi dello spettacolo. Anzi, azzardò un “Costanzo mi ha detto che...” (guardandosi bene dal precisare che il “Costanzo” in questione non era il celebre Maurizio televisivo, bensì Costanzo Cardasi, onest’uomo dalle origini palermitane che, a seguito di anni di stenti e di molte cambiali, era finalmente riuscito a comprarsi il bar sotto casa).
“Lei conosce Costanzo?” chiese Max con l’occhio fattosi d’improvviso più vigile.
“Eccome se lo conosco! Prendo il caffè da lui ogni mattina!” cinguettò maliziosa Paola, giocando con il piede nella sabbia, facendo un fossetto e lasciandosi ricoprire il piede dall’acqua.
Max parve liquefarsi in quel fossetto (ammirando il tatuaggio dell’aquila sulla caviglia di Paola): quella donna forse avrebbe potuto assicurargli la raccomandazione che gli sarebbe valsa il passaggio da avvolgitore di cavi ad aiuto operatore. Così, guardandola con aria rapace, disse: “Che ne dice di andare a cena assieme una di queste sere?”. La sua espressione era simile a quella di Paperon de’ Paperoni mentre fiuta un affare di quelli che possono mandare sul lastrico Rockerduck.
Ma, intanto, alla suocera di Max, Erminia, assisa come un sarcofago egiziano su una sedia di legno, sotto l’ombrellone, non era certo sfuggita tutta la scena, nè quello scambio di convenevoli. A quel punto, mentre vedeva troppo vicini i piedi dei due scavare fossette sul bagnasciuga, decise di intervenire con un gesto. Alzò la mano e il ventaglio e lanciò un’occhiata di disapprovazione al genero. Max la vide e capì subito che, di lì a poco, dalla bocca della suocera sarebbe uscito qualcosa di sgradevole e aggiunse rapido: “Con le rispettive famiglie, si intende...”.
(continua)