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Non solo Casalecchio
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mercoledì, marzo 31, 2004 Gentile signora Melusina, questa è una lettera anonima. Non mi vergogno affatto a nascondermi dietro uno pseudonimo ed a spingerLa a spalmare i suoi sospetti circa la mia identità fra le sei persone che hanno la chiave di questo blog perchè privatamente vivo una esistenza da sempre costellata da momenti di anonime aberrazioni. Non mi sono vergognato quando, protetto dalla calca, all’apertura del giubileo del In fede Nonsolocasalecchio Allor che viene con novelle sue, M'accende il riso della bocca fresca, Ella m'irride, si dibatte, implora, Ah! Povera Signora!...» E s'abbandona. Gaie figure di decamerone Non la scaltrezza del martirio lento, che fa le notti lunghe e i sonni scarsi, Lodo l'amore delle cameriste! martedì, marzo 30, 2004 Per far rima con fetente io nel rigo che è qui sotto scrivo: catarifrangente e ci aggiungo quarantotto. (Visto che robbba? Lo so che a volte divento sentimentale. Essì, gratta il badilante e ci trovi il poeta)
Ai miei cugini di Casalecchio
(sulla musica di “Anima mia”, ndr)
Andavo col mio topo (mouse, ndt) per la rete in otto mesi giunsi a Casalecchio devianza e perdizione, questo fu
un nome, un ideale, una tribù La notte simultaneo russare e poi si davan calci dentro il letto ho ancora un bel menisco qui con me
(sul ritornello) O CasalBad, ma a Cerignola chi la sospetta ‘sta deriva e ‘sta tignola? E DueMaroni, che erudizione che lo vedessi quasi al Costanzo Sciò Ciavrei soltanto voglia di sapere (eco in falsettissimo: peffavore) e m’arrisponne er solito Crepet (ritornello, mixed chorus ad libitum) O Casalecchi, siate bardonecchi fino al midollo in questo atollo del Mar Web O Casalecchi, arditi e prodi C’è ancora il letto come l’hai lasciato tu… (embè? Mica uno se po’ scetà ‘na matina e dice mo’ cambio tutta una canzone?! Continuità ci vuole, continuità e tradizione, ndr)
In attesa che CasalMixMonaBelTeroldego si scomodi per narrare da par suo e dal suo spunto di svista lo Skifo Party, mi piace rammentar per voi che l'anno prima nel medesimo loco si era svolto il Degradation Party, sorta di riuscitissima prova generale per la perfezione dello Schifo. Di quella serata conservo un'indelebile immagine: il turpe ghigno di Pallanera mentre si fa un bidè nel punch che stava per essere offerto al Tritacazzo (che negli ultimi anni è anche chiamato "o profesor Babini" dai suoi studenti di lingua e letteratura italiana in non so qual Universidade brasileira). LO SCHIFO PARTY DEL SETTEMBRE 1989 Maledèt i omm' chi an tacagnè e i an fat scancelèer al convegno, specialment perchè a gh'era i aperitiiv e al ven d'bobdilan. E po' i disen che i en al do'nì chi polen mica stèr sotà al stess tecc: na bela bala! quatr'omm l'é pess. Comunque fornirò qui la mia versione dello Schifo Party del settembre 1989, uno degli eventi cruciali nell'ignobile esistenza di ben due CasalecchiBardonecchi, nella fattispecie CasalecchioMix alias CasalecioMona alias Casalbello e lo scrivente CasalecchioDuemaroni alias CacioCaselecchio alias CasalecchioCrudo, il quale auspica che al più presto l'altro partecipante comunichi la sua versione della gloriosa serata. Orbene, il vostro temporaneo eroe si trovava recluso nella caserma di fanteria di Fano quando il venerdì gli venne diagnosticata una bronchite e concesso il legittimo permesso di rientrare a casa il giorno successivo per mettersi al calduccio sotto le coperte. Malgrado l'indisposizione il nostro fece tappa a Rimini in quanto informato da tempo che la sera stessa avrebbe luogo lo Schifo Party (e come soffriva al pensiero di perderselo). Siccome il ricordo è sempre vivo in me passo al tempo presente. Nel primo pomeriggio mi presento a Rimini, quartiere Celle, con somma sorpresa del padrone di casa che mi credeva in trincea. Mi spaccio per disertore e mi metto al lavoro. La bronchite è già passata o comunque chissenfrega o, come direbbe Casalmix, in arrivo di lì a poco, chiseciava. Tappezziamo le pareti della tavernetta di carta a perdere e ci trasferiamo in cucina. E' infatti necessario preparare il budino, l'insalata di riso e le uova (le torte di crema le compreremo confezionate) -e anche nascondere le posate, severamente proibite durante il party. Girano le lancette, l'ora si avvicina, è buio, i primi ospiti arrivano, la sala si riempie. Improvvisamente tutti sono invitati a uscire. Appare il BOIA che porta un cesto nel quale convivono mischiate uova sode e uova fresche. Ognuno dovrà passare sotto le forche dell'incappucciato e farsi spiattellare l'uovo nei capelli, non importa se radi o fluenti di recente parrucchiera o costosa tinta. In tal modo si formano le squadre dei Sodi e dei Crudi che si sfideranno nel corso della serata. Il vostro CacioCasalecchio, è appunto reclutato tra i crudi, anche se la nomea qui attribuita dipende da altro. La prima portata è l'insalata di riso, con la maionese che rende più divertente il cibarsene con le mani. Come annunciato è assolutamente legittimo usare il cibo per scopi dispettosi, tant'è che qualcuno lamenta subito chicchi nelle orecchia qualche fanciulla è costretta a puntualizzare che la camicetta se la pulisce da sola. Le portate, in attesa delle torte alla crema e del budino, sono inframmezzate dalle seguenti sfide: i membri delle due squadre devono passarsi una banana attraverso le maniche del vestito, vince la squadra che consegnerà prima al BOIA il paciugo finale; un fidanzato per team pulisce la panna montata nell'orecchio della partner cercando di battere sul tempo l'avversario; un volontario per squadra dovrà recuperare per primo uno smartie nascosto in un piatto stracolmo di maionese usando solo la faccia. In attesa delle torte è bene ricordare certi particolari signfiicativi: di solito alle feste c'è sempre qualcuno che si annoia, qui no, qui sono tutto straordinariamente FELICI; alle feste ci sono sempre intrusi che arrivano non invitati e mangiano a sbafo, qui un gruppetto che ci ha provato è fuggito dopo un minuto perché le ragazze non avevano l'abbigliamento adatto e non gradivano la maionese nei capelli; l'atteggiamento di CasalMix è sconcertante per come si abbandona a ogni forma di eccesso verbale e gestuale, evidentemente ha bisogno di una terapia d'urto liberatoria; nonostante la dimensione ridanciana e sbevazzona, alla fine si è ubriacato il solo Machito, a riprova che non necessariamente l'eccesso di joie de vivre si accompagna all'eccesso di vizio. Se qualcuno dice che le torte alla crema e il budino non portano gioia, allora non era allo Schifo Party. Ch'al Sgnor al bendì'sa la bronchite ch'la m'a fat scaper da Fano al sabet giust. Prima o poi doveva succedere, ed è successo. E' successo che il successo ha dato alla testa ai casalecchiobardonecchia (credetemi, non è stato facile, trovare la testa intendo), e subito le prime crepe sono venute a galla (e non state lì a farla tanto lunga sulle crepe che non vengono a galla ma vengono sui muri, stiamo o non stiamo riscrivendo le regole?) Ore nove: calmati gli animi, Casalcrudo si immerge nella lettura delle ultime lettere di Abelardo ad Eloisa, alquanto preoccupato perchè la sera precedente, ripetendole mentalmente, si era accorto di non ricordare più con l'abituale esattezza la giusta posizione della virgola al quinto capoverso di pagina 32. Casalblanco gonfia il petto e si prepara a cogliere il meritato trionfo, imperocchè lui quella virgola saprebbe posizionarla correttamente, ma proprio pochi attimi prima che si consumi il dramma arrivano le prime fans di Casalmics e cominciano a lanciare reggiseni e minuscoli tanga all'interno della casa come pegno d'amore per il loro eroe. Senonchè le urla delle ammiratrici del Casalbello svegliano Casalappulo, che a questo punto comincia ad averci due epididimi come due zampogne tanto che gli viene in mente di proporre un torneo di cheppalle agli altri abitanti della casa (per le spiegazioni vedasi commenti ai post precedenti, ma se non lo fate non vi perdete niente). Casulmona a questo punto comincia a desiderare di essere altrove, Casoloanna si inventa un appuntamento con Fabrizio Del Noce, ma nessuno le crede e allora prepara il caffè. Ore dodici: con tutta calma (è ora di arrivare?) giunge nella casa la domestica Sfirziola, con la spesa, la birra, due pacchetti di camel, "Lettera internazionale", "Napoleone" e il numero monografico su Giorgio Manganelli de "Il caffè illustrato". Al momento della suddivisione della spesa cinque casalecchi su sei pagano 10 euro, il solo Casalmics si vede appioppare un conto di 248 euro e si incazza come una jena. La tensione cresce. Quando poi Sfirziola tira fuori le brioches calde, la tensione diminuisce. Ma è solo un attimo. Ore quindici: siamo vicini al disastro. Casalappulo, ormai quasi del tutto sveglio, fa per andare in bagno, ma viene esortato da Casalecchio Faron Young ad alzare la tavoletta prima di dare libera uscita alle scorie renali. La tensione cresce a dismisura, in special modo la tensione nella vescica di Casalappulo. I due stanno quasi per venire alle mani, ma l'alterco viene subito messo in secondo piano da una notizia ancor più grave che come una freccia dall'alto scocca vola veloce di bocca in bocca: squilla il telefono, è il neoassunto avvocato dottor Inghippo Garbuglio che mette in guardia i suoi assistiti, dovranno preparare una memoria difensiva per rispondere ad una querela degli Ill.mi Dottori Crepet, Morelli ed Eco. L'infausta novella fa sì che si arrivi al tutti contro tutti. Casoloanna viene accusata di aver aperto il blog, Casulmona di averla incoraggiata, Casalcrudo e Casalblanco di aver intinto la penna in troppo veleno parlando dei suddetti Ill.mi Dottori, Casalbello di non essersi portato a letto la Diavolessa quando poteva e doveva (e tutti 'sti casini non sarebbero mai accaduti), Casalbado di dormire sempre. Sfirziola intanto sparecchia, tanto si sa che "I ricch' fann' u casein e i pov're pulizzan la latrein" (gli abbienti si lanciano in nuove imprese delle quali gli unici a pagare il fio saranno i diseredati). Ore diciannove: dopo innumere discussioni, finalmente si giunge ad un accordo: si prepari la cena e poi, dopo la puntata di "Bisturi", si vedrà. Catomaior viene allertato sull'eventualità di assoldare killer che, liberando il mondo dalla presenza degli Ill.mi Dottori di cui sopra, liberino anche i nostri dai guai e libera nos a malo. La proposta viene messa ai voti, Casalmics dice di non conoscere nessuno che possa fungere da killer, Casalbado dice che a tal guisa possono tornare utili almeno sei o sette dei suoi compagni di infanzia. Casoloanna pensa di fuggire dalla casa. Casulmona viene scoperta mentre gonfia le ruote della bici, chiaramente preparando una fuga clamorosa (sul tappone di montagna, cima Coppi, a ventisei km dall'arrivo, una donna sola al comando). Ore ventidue: è sempre più evidente che all'interno della casa si vivono ore drammatiche. Casalbado, sveglio come un grillo, propone a tutti una sessione agonistica di scopone scientifico, ma la proposta viene boicottata da seicentoventidue sbadigli consecutivi di Casalblanco e Casalcrudo. Casalmics, intanto, si infratta con tre delle sue fans contemporaneamente, il mattacchione. Casoloanna nel frattempo è già da un pezzo uscita dalla casa per una serata galante in compagnia di Bruno Vespa e Vincenzo Mollica. Fatta oggetto di un neanche troppo velato invito ad accompagnarla, Casulmona rifiuta e preferisce aprire un altro blog. Casalappulo affoga il dispiacere in un litrozzo di Cirò, dopodichè alla tastiera del PC scrive una lunga e accalorata lettera ad Alessandro Del Piero. Non lo dirà mai, ma medita il suicidio o in alternativa il tifo per l'Inter. Ore una: nella casa tutti dormono, tranne Casalappulo che a quell'ora abitualmente commenta da solo il proprio blog per far crescere gli accessi e Casoloanna chiusa in bagno a vomitare dopo la serata galante. La sensazione è che il giocattolo si sia ormai rotto. lunedì, marzo 29, 2004 Alla fine degli anni sessanta Lino Patruno, Nanni Svampa, Roberto Brivio e Gianni Magni in una cantina di Milano musicarono in chiave jazz una vecchia tiritera (abruzzese secondo Gianni Magni, pugliese secondo Lino Patruno e molisana secondo Fred Bongusto che ne propose una versione più melodica) Nello stesso periodo una matricola di ingegneria ci aggiunse qualche strofa e la diede da cantare ad un quartetto scalcinato che si esibiva la domenica pomeriggio al "Sacro Graal" in via degli Aurunci al quartiere San Lorenzo. Trenta anni dopo è ricicciata per purissimo caso tra gli appunti di fisica di quella matricola insieme ad altre espressioni poetiche quali: "E' primavera, in mezzo al mio gregge c'è una pecora nera che fa le scorregge." Basta così, che se no mi viene un nodo alla gola... SANDANDONIO LU LUMICO DE LU DIMONIO SANDANDONIO A LU DESERTO Si terrà domani il primo convegno della Società Casalecchiese di Psichedelia: Verso una nuova summer of love? Magari. Programma della giornata: Ore 9.30 Prima colazione. Ore 10.00, CasalecchioDueMaroni: Relazione introduttiva. Ore 10.30 CasalecioMona: Tutti nudi e tutti imbriaghi: lo schifo-party del settembre 1989. Ore 11.00 Primo aperitivo. Ore 11.15, Pasionaria Palindroma y Casalecho: Come abbiamo salvato il Tippy il conigliettoHippy, storia di una campagna di successo. Ore 11.45, secondo aperitivo. Ore 12.00 Pranzo (cucina dei Grigioni by Sfriziola). Ore 14.00, Caffè. Ore 14.30, CasalecchioDueMaroni: Il mio '68, ovvero di come fallì l'occupazione dell'asilo. Ore 15.00, Ammazza caffè. Ore 15.15, CasalBado: Lei era di destra, ma le sue tette mi hanno confuso, un esempio di rivoluzione rinviata perché i tempi non erano maturi (alla luce delle lettere inedite di Marx, Groucho). Ore 15.45, CasaBlancDeBlanc: Planet Waves, Bob Dylan e il Rosso Conero. Ore 16.15, Degustazione di Rosso Conero offerto da Bob Dylan. Ore 17.00. FaronVignetta: Da Cinderella a Lando a Calimero (con diapositive). Ore. 17.30, CasalecchioDueMaroni: Conclusioni. Ore 18.00 distribuzione del menù ai congressisti da parte di CatoMaggiordomo. Ore 18.15, ordinazioni. Ore 18.30, Aperitivo della Casa(lecchio). Ore 18.45, Canti regionali. Ore 20.00, Cena.
domenica, marzo 28, 2004 Nella cupa atmosfera della Grande Casa, a fienstre severamente sprangate, si è appena conclusa la Seduta Spiritica destinata ad evocare la Diavolessa. Il rituale, inzialmente osteggiato da MullàOmàr di Casablanca che ne ha mugugnato l'empietà, è stato officiato dalla Sibilla Palindroma assistita dalla Fata dei Confetti (artigianali). Dapprima con un biccheire si sono tracciati cerchi su un bristol, poi entro ogni cerchio è stata inscritta una lettera dell'alfabeto latino, infine si è aperto un dibattito sull'orientamento del bicchiere: caposotto, come volevano la Palindroma e la Confettiera (in duo ex CasalecioCicalecio -e colgo l'occasione per precisare che il "per ora" riferito alle due donne aveva valore puramente quantitativo adombrando l'auspicio di un aumento del numero di fimmine nei locali della Casa), o diritto, come auspicavano CasalecchioBarrique (ex MullàOmàr di Casablanca), CasalecioRecioto, CasalecioCirò e CasalecioMoscato. Ha prevalso la seconda opzione e il bicchiere è stato drizzato e riempito di Sagrantino di Montefalco. Finché il bicchiere è stato pieno la Sibilla Palindroma ha trovato comprensibili difficoltà nell'evocare gli spiriti, operazione che risuciva meglio ai Quattro della Pronta Beva; successivamente, svuotato di spirito, il contenitore si è finalmente messo in movimento salvo arenarsi subito dopo sopra la A cerchiata. La situazione è stata sbloccata da una brillante intuuizione di CasalecioRecioto, che ha gridato: piantala di fare lo stronzo, Bakunin! Una sinistra risata ha riecheggiato e il bicchiere si è messo in movimento. Malgrado gli sforzi della Sibilla, tuttavia, l'etere è apparso intasato da spiriti che tornavano dallo stadio, fra i quali erano riconoscibili Crepet e Morelli. Dunque, considerando anche che la Diavolessa è in fondo tuttora viva e vegeta, la Sibilla Palindroma ha consigliato di evocarla tramite elenco telefonico e di andare tutti a quel paese -o a un altro, che non fa differenza alcuna. Così si sono riaperte le finestre e la brigata è uscita per farsi un giro a Casalecchio centro. sabato, marzo 27, 2004 UN BAULE PIENO DI GENTE Questo è il titolo di apertura su sei colonne della pagina culturale del Resto del Carlino di domani, domenica, con tanto di richiamo in prima pagina "In un baule di Casalecchio scoperti i codici manoscritti dell'antica confraternita dei Capocchi, una specie di 'battuti' in odore di eresia, attivi dalla Puglia alle Alpi fra XI e XIII secolo, misteriosamente scomparsi durante la crociata del 1204. Il mistero: si chiamavano tutti CasalecchioBardonecchia". "Inserirei questa scoperta fra le maggiori della storia della filologia, al livello delle scoperte degli umanisti, oppure dei codici medievali bolognesi della fine degli anni Novanta che fanno retrodatare considerevolmente l'inizio della lirica profana nell'area italiana. Ma qui non si tratta solo di documenti che fanno ripensare le cronologie tradizionali, si tratta di qualcosa di più, siamo di fronte a testi di una qualità artistica impensata, insospettabile". Così si è espresso Cesare Segre, interpellato sulla straordinaria scoperta di una serie di manoscritti medievali ascrivibili a una delle confraternite più misteriose del Medioevo: laude, sonetti, canzoni, strofe e rime che si riteneva estranee alla tradizione italiana, e addirittura forme metriche del tutto sconosciute prima d'ora. I filologi sono esterrefatti. "Non credevo che potesse mai accadere una simile scoperta, di una portata così rivoluzionaria. Bisognerà riscrivere le storie della letteratura, rivedere i programmi di insegnamento" ha affermato un luminare del calibro di Giorgio Bàrberi Squarotti. Alberto Asor Rosa sottolinea la componente sociale dei testi: "E' evidente che si trattava anche allora di testi - se così li si vuole chiamare, ma c'è una componente teatrale, spettacolare che va al di là del mero fatto letterario - che si proponevano in un senso antagonistico rispetto al tradizionale assetto della società, e non solo di quello tradizionale, ma anche delle novità possibili che avrebbero potuto svilupparsi nell'ambito dell'organizzazione della cultura imposta sia al livello aristocratico sia a quello borghese comunale". Ezio Raimondi ha avuto modo di dire: "Tutta un'intera tradizione può essere investita in senso retroattivo dal ritrovamento di testi di tale portata. Spetta a uno scolaro del Curtius, Gustav René Skoscht von Desveijertwenig, aver definito la letteratura medievale, e questo nel lontano 1946, nel corso di una delle rare soste dall'improbo esercizio della ben nota esegesi di testi del Barocco nepalese, quale 'epoca d'una stilistica dell'ornatus binario in senso teologistico più ancora che fattuale o se vogliamo dell'orbita tersa del contenu nominale - nel senso dell'impronunciabilità del nome di Dio - che della divaricazione netta fra parole e cose'. Ebbene, tutto questo va ridiscusso, e lo farò. Si può partire dal fondamentale Die Welt als Labyrinth im Mittelaltertums del Deswarts-Schumacher..." "Professore, lo spazio è tiranno" "Una scoperta formidabile". "Ma io avevo previsto tutto in un mio scritto delle medie" ha affermato Umberto Eco. Tutte le poesie - che però si afferma esere limitativo chiamarle così - sono firmate, e già queste potrebbe presentarsi come un fatto rivoluzionario in un'età di sostanziale anonimia del fatto artistico. Ma non basta: pur essendo chiara la dettatura di diverse ispirazioni e di diverse voci poetiche, il nome è sempre lo stesso: CasalecchioBardonecchia. Evidentemente i membri della setta - pare fossero sia maschi sia femmine - assumevano in una sorta di impegno ugualitario lo stesso nome. C'è un velo di mistero sull'attività della Confraternita, forse si trattava davvero di un fatto rivoluzionario: lo facevano per gioco, ungioco che si stava facendo maledettamente srio, tanto che sia le autorità imperiali, che quelle comunali si misero d'accordo con la Repubblica Veneziana per imbarcare tutti gli adepti e deportarli in Oriente. Non se ne ha più traccia dopo il 1204, l'anno della IV crociata. Ecco un passo di uno dei testi centrali della raccolta: Proverbia quae dicuntur super natura CasalecchioBardonecchiarum, proverbi sulla natura dei CB. Per motivi giornalistici abbiamo adatato la grafia arcaica a una forma praticabile dai nostri lettori. Ciò fo nel mes di marzo quando i albri florise per prata e per zardini le verd'erbe comparise aprosema la estate e lo tempo adolzise e scùrtase le note e li zorni acrese. Te vedi un de guardia fin a la stella diana: Dieu com'de grande gloria è pieno lo suo zardino illùo el parla semper no smete suo latino Baduo se clama dotor de bona grana. Lo merlo e lo tordo cantava sopra 'l pino Hannah hannah ghe g'era un flor de spino de l'amor de femene simbol valente contra de ela no se potest far neiente questa femena imbroia tutta la zente. Et unqa mai no dota el Mona de far felonia ma sì est per ioco e per alta phantasìa parla pur ello troppa fin che l'aqua sbocca pareva vinazza ch'inebbriava la bocca. Segnori, s'entendeteme, diraivi un sermone: est Gallo, no trovarete unqa melio de Cicerone d'Ovidio e de Panfilo o de li 'sempli de Catone no lo podè mai 'nganar elluo ha semper rasone. Blanc se ciama l'alter plen de fole colorate, chi s'entromete a dir lui assai de capoclate elluo non taze e se ritira tuttovia in uno paes strano che se clama Ucronia. Et Pharus dixit: D'una causa sazzatelo, molto me meravejo onde lo zorno pensome e la noite me svelio: come pò omo credere a tante bestialitate solo ridere joglare e bere questa est ioconditate Et Hannah dixit: Eo lo fezzi, eo son femena quae non se sorprende come sete nati così morete stateve atente Et Melusina dixit: Boni estote se potete, esto zardino tanto ben deve stare quia est divino.
Visto il silenzio dovuto all'imperativo che, il sabato, si vive! ed essendo dichiaratamente membro della simbiosi denominata Casalecchiocicaleccio (cicaleccìo o cicalecciò? lascio a menti più erudite l'onere di sciogliere il dubbio), vengo a pormi una riflessione che investe la ragione stessa, come vedremo, dell'istanza ontoimmanentistica del sunnominato duo (perché, nonostante le proporzioni, di due persone si tratta). Nel corso di una delle precedenti espressioni del Casalecchiopensiero, un anonimo e stimatissimo collega ci ha definite "versione unificata delle due donne (per ora)". E la domanda è la seguente: il (per ora) si riferisce alla consistenza numerica (il che potrebbe anche implicare non tanto la crescita esponenziale del numero di donne presenti nella casa ma piuttosto quella del volume occupato dalle due donne grazie alle amene specialità svissere ammanite dall'instancabile Sfirziola) oppure -e confesso che questo è il punto dolente della faccenda- alla qualificazione sessuale delle stesse? Due (per ora) o donne (per ora)? Nell'attesa che al quesito venga data soluzione, approfitto del silenzio generale ed esco un po' (fin tanto che rimango donna...)
Pausa dopopranzo. Silenzio spettrale. Le ombre inquietanti gettate dalla guardia notturna serpeggiano ancora fra le stanze. Maschere papuasiche ronfanti ritmano la penombra del primissimo pomeriggio. In punta di piedi sussurro buon riposo a tutti...e rubo la torta che Sfirziola ha messo a raffreddare sul davanzale della finestra...sìssì, me la mangio tutta io. Azz' devo aver fatto brutti sogni, ho sognato che faceva freddo e io ero di guardia, modello casalecchiobardonecchia marmittone... devo smetterla di ascoltare "Prima guardia" dei Litfiba prima di andare a letto. Beh, sono triste, e vorrei vedere voi al posto mio, sareste tristi anche voi. Ora è troppo tardi. Siamo la metà di quelli che c'erano alla partenza, e domani saremo ancor meno. Ho visto gli sguardi, ho sentito le voci, domani sarà dura come non mai. Vorrei poter gridare a tutti che il vero eroismo è dire a tuo fratello che gli vuoi bene, perchè essere eroi con un fucile in mano e niente da perdere è facile, sono capaci tutti, è difficile invece riuscirci quando l'indifferenza dei giorni sempre uguali ti asfissia. Vorrei poterlo gridare, ma non posso, tutti dormono e io devo vegliare sul loro sonno, che potrebbe essere l'ultimo, tutti dormono e io sono il casalecchiobardonecchia di guardia. Adesso tutti a nanna, su, che poi chi la sente Melusinach(chia)... Vorrei lasciarvi con alcuni spunti di meditazione e infondere in voi qualche buon proposito, che ho voglia di fioretti dopo tutti sti post debosciati di oggi. 1) Qualcuno dei CasalecchioBardonecchia cha sa mettere mano al template lo sistemi, non servirà a granché ma la colonna di servizio è meglio averla vicina, qua invece per prenderla bisogna arrivare a Pistoia. E se becchiamo chi è stato la maschera papuasa gliela mettiamo... 2) Non dimenticatevi di lei, della 33enne col nome palindromo ai cui estremi stanno una A e un'altra A. 4) Chi mi presta la macchina... chi ha detto che questo è il 3) e non il 4)? Bè, cos'è sta storia, la faccio io la lista o la fai tu? 5) Dicevo: chi mi presta la macchina domani mattina che è sabato e tutti voi presumo non lavorate, io invece devo andarci e sono venuto qui in treno pensando di rimanerci solo un po' e invece mi ritrovo con una casa nuova? 6) La birra, possibile che non si trova una birra in questa casa? Dove? Là dietro alla collezione di "Parol - Rivista di semiotica"? Non c'è. Sotto il mucchio di "Musica Jazz" ho già guardato, non ce n'è. Forse dietro la collezione delle sonate di Bach... Già, eccola qua. Begli scherzi. Vi metto io le cose a cui tenete sotto la collezione completa dei "Maestri del colore"... 7) Già tutti addormentati?... venerdì, marzo 26, 2004 INSOMMA No alla massificazione dei casalecchiobardonecchia, di qualunque sesso siano. E poi a parte casaleciomona il vero problema è che non ho capito un'acca di chi cavolo siano gli altri casalecchi, perciò io dico: rimettiamoci la maschera del guerriero papuaso (ma le avranno mai avute le maschere, i guerrieri papuasi? Col caldo che dovrebbe fare in Papuasia, secondo voi indossavano maschere per andare in guerra? Ma poi, ci andavano in guerra i guerrieri papuasi?) C'è da mettere ai voti una richiesta del solito CasalecioMona. Il satirello della Casa dice che tornerà a indossare il saio cistercense solo se le ragazze gli premeranno la testa a imitazione di quel giocattolo da fiera di paese dove il frate quando gli premi la testa gli rizza l'albero della conoscenza. CasalecioMona promette memorabili imitazioni del fraticello fieristico. CasalecchioDueMaroni e CacioCasalecchio hanno votato rispettivamente Ni e Boh. CasalecchioCicaleccio, versione unificata delle due donne (per ora) della casa ha chiesto di poter votare dopo gli exit poll. Gli altri bisogna aspettare che tornino -e ci sarebbe anche da mettere ai voti la questione se CasalecioMona possa votare anche lui o debba astenersi. Prendendo atto dell'insanabile curiosità che spinge amici e visitatori a tentare di scoprire le identità via via singole degli abitanti di Casalecchiobardonecchia -identità che in altri luoghi, sotto altre vesti, vivono una vita del tutto separata e in nessun modo riconducibile al totale sfrenamento di costumi, vincoli e leggi che invece impera in questa allegra dimora- metto ai voti la preparazione di una sorta di machiavellico gioco crudele e parallelo alle normali attività del bel castello di Casalecchiobardonecchia, in cui le singole identità possano divertirsi ad assumere concertate e/o sconcertanti identità plurime e fittizie disseminando impercettibili indizi e tessendo trame. Una sorta di programmazione di intrattenimento, fatto salvo lo spirito libero e anarchico degli abitanti della casa e che non monopolizzerà in alcun modo la produzione autonoma e indipendente di espressioni del proprio spirito. Il gioco può prevedere, per l'amico/a e visitatore/trice che si imbatta per puro caso o per ostinata deduzione, nella soluzione delle identità, premi di vario genere quali per il primo classificato la riproduzione della domoconferenza di CacioCasalecchio former CasalecchioDueMaroni avente per titolo "La misteriosa fiamma della regina Loana Rigurgiti di nazionalismo e sottotracce di erotismo nel nuovo corso della sinistra intellettuale italiana", per il secondo classificato un kit completo da intubazione d'urgenza con istruzioni scritte in lingua originale della Capitanata (di cui verrà presto sollecitata la pubblicazione in questa sede) e per il terzo classificato la richiestissima compilation "I successi intramontabili del folk galloscozceltico" registrata dal vivo con una straordinaria jam session dagli abitanti della casa nel corso della festa di inaugurazione del 25 marzo 2004, fra le ore 16.00 circa e le ore 19.oo circa. CasaCiò è scappato per un urgenza (vi dicevamo che è un curandero) e ha scambiato la sua identità con CasaBlanco, il quale l'ha girata a CasalecioMona in cambio delle figurine di Zigoni e Saltutti ed è scomparso con uno schioccar di dita. La maschera papuasa di CasalecioMona, che ormai straparla da sola, giace sul divano, quando irrompe CacioCasalecchio, nuova versione di CasalecchioDueMaroni che si trascina una prostrata FaronYoung. "Mai come la mia prostata" la incita CacioCasalecchio, "sù, prova la maschera del Mona tu che sei di SulMona". CacioCasalecchio si becca un ca(l)cio nei duemaroni. Il tutto senza un perché. Carta canta villan dorme, rosso di sera il governo si dispera. "In che squadra giocavano Zigoni e Saltutti?", chiede BardoAnnecchia sonnechiante. Lo scrivente, da pare sua, chiede perdono ai visitatori e consiglia loro l'Arneis delle Langhe, un ottimo bianco ingiustamente oscurato dal successo dei conterranei rossi. Mentre CasalecioMona, CasaBlanco, CasaCiò (il dottore bolscevico) e CasalecchioBardoannecchia si misurano in una virulenta mano di scopone scientifico (inutile raccontare a quale fraintendimento abbia dato adito in CasalecioMona la proposta della partita) CasalecchioFaronYoung ascolta la dissertazione di CasalecchioDueMaroni avente come oggetto il titolo del nuovo romanzo di Umberto Eco, quello dei benemeriti Quaderni Semiotici: La misteriosa fiamma della regina Loana era il titolo del miglior episodio del fumetto anni '30 Cino e Franco. In un'Africa esoterica e coloniale Cino e Franco aiutano un guerriero e una nobile fanciulla (bianchi come la neve) a coronare il loro millenario sogno d'amore, eternamente bloccato dagli incantesimi della misteriosa e magica fiamma della perfida regina Loana, capace di pietrificare a tempo indeterminato i malcapitati che le capitavano a tito. Evidentement Eco ha intenzione di riecheggiare l'infanzia. Se il romanzo romperà i maroni come tutti i suoi romanzi dopo Il nome della rosa non lo dirà il mercato, ma CasalecchioBardonecchia. Le madonne di CasalecioMona sono intraducibili, eppure nessuno si chiude le orecchie con i palmi; anzi, CasaCiò risponde da par suo evocando l'animaccia di Oleg Blochin. Signore e signori (più signori però, a quanto vedo) nceprovate. Non provate a chiedere firme diverse da casalecchiobardonecchia perchè qui siamo quasi tutti persone perbene che mai e poi mai contravverrebbero alla parola che si sono data e giammai si comporterebbero altrimenti. Però siccome anche in un manipolo di incorruttibili sovente ohibò può celarsi un cialtrone, io costui l'ho scoperto. E se proprio la vostra morbosa curiosità vi spinge a voler conoscere i veri autori di ogni post e financo di ogni commento non dovete far altro che chiedere a lui. E' facilmente corruttibile e siccome è anche ingordo e si accontenta di poco non solo accetta volentieri vaglia postali anche di lieve entità, ma anche generi di conforto, derrate alimentari... Insomma, qualsiasi cosa purchè facilmente ricollocabile. Gradirebbe anche buoni di benzina, quindi se ci fossero portaborse tra voi non fatevi scrupoli a chiedere perchè anche il suo voto è a vostra totale disposizione. Il suo account è blancoebleu@libero.it P.s. se l'entità dei vaglia postali non è lieve è meglio, grazie.
“Sogno il mio paese infine dignitoso (ma che colore ha?) e un fiume con i pesci vivi a un'ora dalla casa”. Così stamane l’assessore alla cultura di Casalecchio ha annunciato alla stampa l’erezione (“la nostra giunta è particolarmente attenta alla strabiliante ricchezza del significante e all’inesauribile ampliamento del significato”, ha voluto precisare) di una possente stele celebrativo-encomiastica dei CasalecchiBardonecchi. Ad ospitare l’avveniristica installazione - dopo un serrato testa a testa con la Chiusa, patrimonio universale dell’Unesco, chepperò in quanto chiusa si è rivelata poco appetibile in termini di significante e significato - sarà l’IKEA, cuore propulsivo della cittadina emiliana e meta nel fine settimana di notevoli flussi turistici da Marche, Veneto e Toscana. Il progetto, che vedrà impegnati in partnership anche gli svedesi, sarà cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, con il patrocinio morale di Regione Emilia Romagna, Comunità Montana Peligna, Parco Nazionale del Cilento, Comune di Roma S.P.Q.R., Interporto di Cerignola, Provincia Autonoma di Trento e si avvarrà della consulenza tecnica del Ministero della Salute – Dipartimento di Criminologia Psichiatrica. Il sindaco di Bardonecchia - dopo essersi velenosamente chiesto che colore ha una giornata uggiosa e che sapore ha una vita mal spesa - ha annunciato adeguate contromisure per portare vanto e lustro anche all'amena cittadina piemontese, risultando - al confronto della stele - del tutto insufficienti le gare di snowboard ivi ospitate nelle prossime Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
Per tutta la notte la segreteria telefonica delal rivista Quaderni Semiotici, fondata dall'illustre Umberto Eco, è stata intasata dalle telefonate dei bloggers che chiedevano aiuto. Il succo dei messaggi era: Nonsolocasalecchio è troppo forte, è grande, è il blog più ganzo che c'è, però non ci si capisce uan mazza, aiutateci voi che decodificate anche il gracidare delle rane negli stagni di Medicina (BO) -soprattuto, chi è la Diavolessa?. Con una tempestività unica la rivista ha così aperto una sezione on line al fine di rispondere alle pressanti richieste: http://quadernisemiotici.splinder.it. Vi si legge prima un opportuno riassunto delle vicende che hanno portato i reclusi nella Grande Casa di Casalecchio ("in un blog chiamato soloannina.splinder.it alcuni buontemponi hanno rievocato esperienze giovanili nel bolognese focalizzandosi poi, per le tortuose alchimie del caso, su Casalecchio, comune in cui, appunto, abitava la Diavolessa, in realtà una diligentissima studentessa di Giurisprudenza al locale ateneo che ha avuto la sola colpa di accompagnare uno dei buontemponi a uan festa di carnevale indossando un costume luciferino. Scocciata dall'invadenza dei soggetti, la dolce soloannina ha invitato i suddetti a entrare in un appartamento, appunto Nonsolocasalecchio, chiudendoloi poi dentro lestamente. Da quel momento ha avuto inizio un delirio alcolico e lisergico che ha raggiunto il culmine tra le 17.47 e le 18.00 di ieri, totalizzando 400 accessi in tredici minuti -si sospetta però una cospirazione di CasalecioMona supportato da Morelli e Crepet") poi un primo abbozzo interpretativo del contenuto del blog ("punta più avanzata della semiowebsfera, nonsolocasalecchio gioca genialmente con il problema della fluidità identitaria del blog ribaltando l'assunto originario -il blog come maschera delle idiosincrazie del soggetto postglobale isolato dal mondo- mediante l'attribuzione di una fissità perturbante -unheimliche: tutti i presenti, infatti, pur essendo tecnicamente diversi, portano lo stesso nome e indossano la stessa maschera di guerriero papuaso -non si sa fino a quando perché le maschere sono pesanti e andando contro il caldo si suppone faranno anche sudare, specialmente chi ha i capelli. L'effetto di spaesamento generato dalle litigiose schermaglie di omonimi -in attesa delle prime tresche erotiche che si presume siano tenute in serbo per quando l'audience calerà- è così forte da generare nel visitatore una sorta di scartamento dalla razionalità ordinaria -il clinamen lucreziano- che fa esplodere il desiderio di identificazione. Qui sta, a nostro parere, la reale portata rivoluzionaria di Nonsolocasalecchio: se nel Grande Fratello lo spettatore si identifca banalmente con dei personaggi tra loro diversi -poco importa se artificiosi come un teatrino dei pupi- in Nonsolocasalecchio il bisogno di identificazione coincide con la necessità del riconoscimento, riconoscimento reso impossibile dall'omonimia e dall'omofaccìa. Il visitatore è così costretto a contemplare in Nonsolocasalecchio lo specchio della propria fragilità identitaria"). Dalla Grande Casa di Casalecchio giunga alla rivista Quaderni Semiotici un sentito ringraziamento per il contributo alla comprensione dell'incomprensibile. Buona giornata a tutti dalla Grande Casa di Casalecchio. Mentre gli altri ospiti ancora dormono dopo la deboscia serale, culminata con un frizzante sciampagn millesimato Blanc de Blanc, io preparo la colazione/clonazione riciclando gli avanzi e reivoco gli ultimi istanti della deboscia, quando, per far addormentare la truppa, a grande richeistam ho raccontato una fiaba ambientata a Casalecchio, più precisamente giù a basso alla Croce, una fiaba che poi a fiaba somiglia, ma realtà è perlomeno stata. Trattasi della prima edizione del Casalecchio Folk Festival nel giugno del 1987, due giorni di lezioni di ballo e musica celtica taroccata al pomeriggio seguiti da nomi prestigiosi in serata. Enumero in ordine sparso le gighe pomeridiane: Birkin Tree, musica irlandese da Savona (allora agli esordi oggi mezze star -un saluto a Fabio, quello svergognato del suonatore di cornamusa -un altro esempio olter a quello in Casa nostra, che ci si può laureare in Scienze Politiche e poi spiazzare il mondo), Celtag, musica irlandese da Milano, Morrigan's Wake, musica irlandese e scozzese da Ravenna, Lanterna MAgica, musica appenninica e celtica da Bologna (alla piva emiliana Franco Calanca, oggi musical partner del mio amico Lino, liutaio e contadino), An Erminig, musica e danza bretone, da Wiesbaden o giù di lì, con, alla voce e all'arpa e alla donna incinta, Brunilde in persona dall'Anello dei Nibelunghi. Enumero ora le gighe serali. Di nuovo i crucco bretoni di Brunilde perché la classe di ballo bretone doveva dimostrare al pubblico come aveva studiato bene e coem era riuscita a evitare lo scoccaitore che pretendeva di partecipare suonando il binou (piccola cornamusa bretone); poi Ony Wytars, proprio loro, il supergruppo italo tedesco unico capace di suonare musica medievale senza far dormire, ma anzi tenendo svegli, allora erano acerbi, ma si portavano appresso Nezayat, la danzatrice del ventre turca alal quale dovettero gran parte del loro trionfo; poi la folgorazione della serata, Zsaratnok, musica balcanica, band di ungheresi al servizio del multiforme talento del bulgaro Nikola Parov, coetaneo dello scrivente Casalecchiobardonecchia e già capace, a 23 anni, di suonare magistralmente uno strumento diverso ogni brano con un tiro pazzesco -da allora mi drogo regolarmente ascoltando musica bulgara. Mi permetto anche di enumerare gli strumenti suonati da Pan Parov quella sera: sax, clarinetto, kaval (non un equino, ma un flauto dritto dal suono vampiresco), gadulka (un miniviolino a tre corde), gaida (cornamusa bulgara), buzuki (perché Nikolino ci piazzò anche qualche sirtaki e qualche rebetiko), nyckelharpa (questo è uno strumento scandinavo, una specio di gran violino con corde di risonanza e tasti che muovono delle chiavi che premono le corde). Il finali del Festival era affidato al gruppo per il quale avevo mosso il mio beato culetto, Whippersnapper: MArtin Jenkins e Kevin Dempsey ex membri dei grandi Dando Shaft (li conoscete tutti, quindi non devo spiegarvi nulla), Chris Leslie, giovane violiniste e mandolinista futura bandiera dei Fairport Convention, e infine Dave Swarbrick, il superfolletto del violino, già bandiera gloriosa dei Fairport Convention degli anni d'oro, l'uomo il cui motto era ed è (considerate che dopo anni di canne e divorzi il caro Dave, al quale ho avuto l'onore di stringere la mano, è oggi sulla sedia a rotelle e respira grazie a una maschera di ossigeno, ha avuto due tracheotomie, è in attesa di un trapianto di polmone), dicevo il cui motto era ed è to have a good time all the time. And, yes, I had a good time. COme del resto mi diverto qui nella Grande Casa di Casalecchio insieme ai miei Omonimi -dico dove trovereste un medico filosofo con cultura pugilistica cresciuto "nella strada" come piace a Gianni Minà? E dove trovereste una ragazza che ne sa di fumetti e un'altra che, scusate se è poco, ha affittato questa medesima Casa e ci ha rinchiusi noialtri? E dove un poeta inseguito da masculi e fimmine indifferentemente? E un altro che appare e scompare come un illusionista della tivù? Urco, sento dei passi, sicuramente fra poco una faccia da guerriero papuaso si assitterà al desco e chiederà la sua razione. Vado a mettere le frattaglie in microonde. Ma come... esco mezza giornata e quando torno trovo sto po' po' di gioiellino di blog pirotecnico? Vorrei, seriamente, ritornare alla questione centrale. Ovvero: Casalecchio. Non dimentichiamoci che nella nuova Italia federale le cose nostre vanno valorizzate e vanno ritrovate le tradizioni locali con un'ottica del globale sotto specie di complessità.... Intanto, d'accordo che ci sono tra noi dei mediterranei, ma nella zona galloitalica l'espressione "a capocchia" suona barbara. Noi puristi: a vanvera, a casaccio. Dal nord, per pari condizioni, "alla vacheseciava" (da scomporre: va che se ciava = nel caos più completo e distruttivo). Ahi, m'è arrivata una spazzola in testa, vai in mona... scusa Melusina, no, non me ne faccio scappare altre... vabbè, tollererò le espressioni barbare, del resto sono favorevole al melting-pot. (E più melting-pot di così...) ODE A CASALECCHIO Salve Casalecchio, cintura di Bologna, maniglia dell'amore d'Emilia, pista infaticabile di rapidi autisti automedonti schivi dello specchio Salve casalecchibardonecchi plurinominati omonimi accomunati dall'inclito verso scagliato con valore a ogni Crepet, a ogni Morelli, a ogni Slepoj, a ogni Parsi, a ogni Zecchi, a ogni Zecchini Salve adoratori indefessi della divina Diavolessa discepoli fedeli di ogni Magris, di ogni Paolini, di ogni Brass, di ogni Ceronetti, di ogni Rossi, di ogni Orazio Più bella della Nike di Samotracia sia la traccia lasciata dai vostri post Erti sulla cima dei secoli diamo fuoco a fiaccole olimpiche per rendere eterna Casalecchio, e non solo. Intanto sto raccogliendo il materiale per una monografia suell'influenza nella cultura e nella canzone italiana dei CaselecchioBardonecchia. Lo sapevate che Migliacci e Mattone di "Chi se ne importa" e "Bella Belinda", Baldacci e Bardotti di "Piazza Grande", Dalla di "4/3/43" erano in realtà dei CasalecchiBardonecchia? E che dire del Montale di "Ossi di Casalecchio"? E Ungaretti di "Allegria di casalecchi"? Per non tacere di "Ultimo tango a Casalecchio" e "Citizen CasalecchioBardonecchia".
giovedì, marzo 25, 2004 Signori Nonsolocasalecchi, ho appena ricevuto una lettera anonima che non esito nemmeno per un istante ad ascrivere ad uno di voi e che trasparenza e risentimento m'impongono di sottoporre all'indignazione di tutti. "Giovine, s'amor di perfetta letizia in te sia, vigila a che la mala tentazione cui li umani dicono astinenza non t'adeschi nell' inesperto desiderio. Sia tu come un salvatico affrancato dalla virtù e non altra ombra godere se non quella generata dal lume tuo istinto. E questo lume assai prezioso sappia tu nutrire di oli non vani, e curare acciocchè sia guida di quanti s'imbattano nel sentiero che da Casalecchio a Bardonecchia mena. Laddove ego beatissimamente m'ostino a vivere, e tale vivrò insino a quando piacerà alla dea Atropo troncare il mio stame e chiamarmi a giacer seco tra gli asfodeli di Hades. Fuma, ergo! Et bibe, et mammas aliaque Priapo praebe deo, qui sit a nobis per omnia saecula benedictus! Imperocchèche financo i frati, financo quelli che, come attesta Afro 'auliscon di salvatico' non fuggono al tutto monache o monacelli, ma or con queste or con quelli piacevolmente usando, fratacchion fratacchioni passano il lor segreti giorni piamente attendendo che loro sora morte corporale cali a torli seco in paradiso. Mentre tu in umide stanze ove si parla quella artifiziosa lingua che nemmeno i barbari vorrebbero usare, t'aggiri e vivi easangue in però che non curasti colei alla quale Ciacco dell'Anguillara consacrò l'esistenza. Ma io non dispero d'aprirti la mente!" Signori, chi mai di voi vorrebbe che io, scalzato a malo modo fuori dalla retta via e qui sospinto da quella angelica buttafuori che ostenta due A maiuscole nel proprio palindromo m'abbandonassi alla deboscia? Ho reindossato il saio d'ordinanza e la maschera papuasa. Vedo altri vestiti come me. Devo farli parlare perché ho paura che uno di loro sia Crepet che si è introdotto con l'inganno.
Caro/a Casalecchiobardonecchia, sei proprio sicuro/a che ad aggirarci per questo labirinto in uan stanza siamo 4 uomini e 2 donne? E se fossimo di più? O diversamente distribuiti? Qualcuno ha mai visto in faccia tutti gli ospiti di questo manicomio? O tutti insieme? Comunque sia, per sdramamtizzare e invitarti a cogliere sempre il meglio da ogni situazione, ti lascio con una citazione di Ceronetti (o era Tinto Brass?): se cercando una mano nel buio trovi invece un culo, pensa alla ricchezza e al mistero del buio. Qui si configura un conflitto di interessi. Voglio dire, se io, nella Grande Casa di Casalecchio, punto apertamente a CasalecchioBardonecchia/Faron Young per poi ritrovarmi fra le braccia, come nelle migliori barzellette, nel buio di una sala, CasalecchioBardonecchia/Blanco, chi mi ripagherà il danno di immagine (e non solo)? Da indiscrezioni apprendiamo che nella Grande Casa di Casalecchio sarà presto attivata una webcam che permetterà allo stuolo di appassioanti di seguire i dibattiti dei loro beniamini. Confidiamo che sarà presto superata la perplessità causata dalla norma del regolamento che prevede che gli ospiti della Grande Casa indossino un saio monacale e le stesse maschere in terracotta con occhi e bocca spalancati a terrorizzare il nemico prodotte dai guerrieri Asmat della Papuasia. Il più deluso sarà Morelli, impossibilitato a distinguere CasalecchioBardonecchia/FaronYoung da CasalecchioBardonecchia/Bad. Anche la Slepoj mugugnerà, se è vero quello che ha messo in giro Crepet (innervosito dall'irreperibilità della Diavolessa), ovvero che la collega punta apertamente a CasalecchioBardonecchia/Mics.
Chiariamo i termini del dibattito. Scrive Casalecchiobardonecchia: io dico che dovremmo affrancarci da certi stereotipi africani, ma J dice che non sono stereotipi. Ora, caro/a Casalecchiobardonecchia, se lo dice J, non vedo perché dovremmo rifugiarsi nello stereotipo. Quando la tipa di Anzola mi ha mostrato la sua camera, con intenzioni caste, e io ho visto appesa al muro la foto del possente ebanista, io mi sono appunto chiesto: e se non fosse uno stereotipo? E se fosse vero? Tanto bastò perché tutto finisse in un casto pranzetto. Messaggio per Faron Young. Attenta, Morelli ha saputo che hai la password e adesso continua a bussare alla porta della Casa del Grande Casalecchiobardonecchia con un'insistenza da vero Lupo Cattivo (anche se i porcellini non sono più tre, ma quattro). Mi ricollego a quanto scritto da un me stesso casalecchiobardonecchia per ricordare che da quell'episodio della tipa di Anzola che usciva con quell'africano che non parla neanche bene l'italiano ma si vede che si fa capire bene quando vuole un cantautore (?) emiliano, tale Rossi Vasco immeritatamente assurto agli onori della ribalta in seguito con due sculettamenti sulla platea sanremese, dicevo, il Rossi tirò fuori uno dei suoi più grandi successi, "Colpa di Casalecchiobardonecchia".
Questo per dire quanto noi casalecchibardonecchi abbiamo inciso nella storia di questo paese. Quella stessa notte, al termine della festa, Txomin comunicò allo scrivente e a un deluso professor Coppola che aveva convinto una tipa di Anzola, amica della tipa della Normandia ad ospitarlo nel suo letto, ma castamente. Così, il giorno successivo, lo scrivente e l'illustre accademico furono costretti ad andare a prendere il basco debosciato in stazione. Alle nostre impazienti domande, egli rispose in francese, la nostra lingua franca (appunto) che alternavamo, da veri euroeruditi, a italiano e spagnolo, lasciando all'inglese solo le battutine sconce: moi je n'ai pas enfoncée cette salope, plutot j'ai travaillé pour celui là. Celui là sarebbe lo scrivente. In effetti, nei mesi successivi, lo scrivente si è vide in alcune occasioni con la tipa adi Anzola, ma dopo aver appreso che ella usciva da una storia con possente africano delle regioni a sud del Sahara il suo spirito d'iniziativa s'inibì non poco. Pare che in gran segerto Crepet abbia violato il patto e sia passato di qui. Lo lascia sospettare un nuovo comunicato stampa rilasciato dalla sua agenzia (la casa vinicola Antinori) nel quale il prezzemolino più visto in tivù annuncia che, a causa del rarefarsi sul suolo nazionale di efferati delitti commessi da minorenni, egli ha maturato la decisione di scrivere un romanzo giallo dal sospetto titolo provvisiorio di Solo a Casalecchio. Il romanzo, si legge nell'anticipazione, racconterà di un serial killer residente appunto a Casalecchio (ma forse nato in Capitanata, è ancora da decidere), che commette una serie impressionante di crimini che dovrebbero culminare nell'assassinio di Morelli a Bardonecchia, dove il second oprezzemolino più visto in tivù sta partecipando al convegno "Prendi in mano la tua vita e un bicchiere di vino piemontese". Crepet si proccupa di precisare che non era pensabile l'alternativa di un assassino di Bardonecchia che colpisce a Casalecchio perché sarebbe un nonsenso un convegno serio che associ la felicità e i vinazzi dei colli emiliani. E se lo dice lui che se ne intende noi possiamo solo inchinarci. Fa piacere, inoltre, che il nostro prezzemolino, appreso che la Diavolessa svolge oggi la professione di magistrato sta considerando di affidarle un ruolo non marginale nella soluzione del caso (ovvero: riuscirà a salvare Morelli?). Ho appena ricevuto una email in cui l'agenzia Antinori mi richiede gentilmente il numero di telefono della Diavolessa, fatto che mi ha obbligato a ribadire che il suo numero l'ho perso alcuni anni fa per correttezza nei confronti di mia moglie. In effetti l'ultima volta che ho visto la Diavolessa (continuiamo a chiamarla così, facendole un torto) è stato il 31 dicembre del millenovecentonavantaqualcosa; ero in compagnia di due insigni rappresentanti dell'umanesimo europeo, ovvero il Professor Coppola docente di Storia delle Tecniche di Costruzione prima Napoli, poi a Salerno, poi a Napoli, e il dottor Txomin Del Pozo Sainz, pozzo di erudizione (il suo sgabuzzino trasformato nella più importante biblioteca del mondo dedicata solo a San Girolamo varrebe da solo una visita a Salamanca, dove si è trasferito dalla nativa Gipuzkoa) la cui pigrizia gli impedisce di pubblicare anche una lettera agli amici. Quella sera, vedi un po' il destino, cenammo proprio alla Croce di Casalecchio, a casa delle sorelle Lepri, per poi gettarci a capofitto in un dedalo di strade basse e giugnere alla festa dove il professor Coppola sperava di concludere con una tipa che aveva conosciuto in Normandia. Con piacere ricordo che Txomin, aiutato dal vino a vincere la pigrizia, elaborò in quell'occasione quella che rimane ctuttora una delle più alte vette raggiunte dal pensiero umano: la virtù mette gli uomini gli uni contro gli altri, è il vizio che li affratella. Al che io e il professor Coppola saltammo in piedi brindando al Vizio padre di tutte le Amicizie. Nel corso di un accesissimo contraddittorio il cui testo sarà pubblicato integralmente su Donna Moderna la prossima settimana, la nota sessuologa Vera Slepoj ha adombrato il sospetto che fra i quattro mitomani rinchiusi in quel di CasalecchioBardonecchia (una nuova edizione del Grande Fratello? Tutto può essere, conclude il Direttore del settimanale) possa nascere un rapporto che, seppure inizialmente tenuto a freno dall'insieme di regole sociali delle quali i quattro sembrano discretamente impregnati, possa ben presto sfociare in un neotribalismo (termine il cui significato sarà immantinentemente chiarito dalla Slepoj stessa in un suo nuovo libro, "Blog e sessualità: i bloggers sono tutti segaioli?") d'antan. La mia propost(a) è che i post siano firmati esclusivamente CasalecchioBardonecchia e che l'attribuzione dell'identità al mitomane spetti solo a chi legge. Questo per non agevoalre il lavoro di Crepet e Morelli quando sporgeranno querela. In un successivo comunicato congiunto, Crepet e Morelli hanno dichiarato che comunque in un blog di soli uomini (quelli chiusici dentro da AA) loro non ci metteranno mai piede, a meno che -e qui scattano le severissime condizioni- non venga anche la Diavolessa (un soggetto che interessa moltissimo a Crepet) e qualcuno non passi l'username e la password a Faro (che Morelli, si teme per quieto vivere, in ha dichiarato di amare ben più della Diavolessa). A questo punto mi sento in dovere di comunicare, per il tramite di un opportunamente diabolico avvocato Taormina, che la Diavolessa è oggi un giovane magistrato e si veste diversamente. Inoltre, so per certo (poi vi spiego) che Crepet è un ubriacone e Morelli è attratto dalle ragazzine (anche Crepet, ma non dalle stesse). QUALCHE PRECISAZIONE --- Scrivo dal vecchio (rima con casalecchio) pc della bblioteca della scuola, in fretta prima di terminare la mattinata. --- Qualche precisazione sul libro di poesie che ahimè ho pubblicato in giovane età. L'ho scritto con questa mia amica, fra noi non c'era niente, anche se lei in realtà voleva. Ma io platonico durissimo. Però non mi interessava che si sapesse i fatti nostri, comunque. Fatto sta che il poeta che ci ha fatto la prefazione era (è) una checca formidabile, e anche lui voleva con me. Era geloso della mia amica Sandra e allora si è vendicato con questa punta di critica lettararia. Questa è la verità.---- MICS
“Nessuna intenzione discriminatoria, ghettizzante, segregativa”, ha affermato AA nel corso di un’affollata conferenza stampa, convocata alle 9.30 in punto di stamane, dopo lo scambio di accuse delle ultime ore. “Anzi, mi pare oltremodo significativo” – ha continuato l’avvocato Anna Maria Bernardini De Pace – “che la mia assistita abbia provveduto alla realizzazione di un luogo di conviviale coltura della memoria delle pulsioni istintuali (il collettivo dell’Es)”. “Effettivamente, può essere liberatorio scrollarsi di dosso un super-io che giudica e filtra”, ha aggiunto Paolo Crepet in golf di cachemire fucsia nel corso della puntata di Porta a Porta che andrà in onda stasera, mentre Raffaele Morelli, ospite di Buona Domenica, ha annunciato che alla casalecchiotherapy (già in sperimentazione presso i Centri Mességué) dedicherà il prossimo pamphlet in uscita con Donna Moderna. La dichiarazione di AA, immediatamente ripresa dalle agenzie internazionali, è stata così commentata dal portavoce della Santa Sede, Joaquìn Navarro-Valls: “Il Santo Padre suggerisce a tutte le parti in causa il rito dei mignolini incrociati, con la recitazione collettiva della preghiera: mannaggia il diavoletto che ci ha fatto bisticcià, pace pace e felicità”.
Vediamo un pò. Bad ha 37 anni e Mics 40, quindi io sono stato per un lunghissimo periodo molto più giovane di loro. Non conosco esattamente il giorno e l'ora del loro compleanno ma siccome io sono nato l'11/11/1950, regolo calcolatore alla mano, dal 50 all'87 sono stato più giovane di Bad e dal 50 al 90 lo sono stato di Mics, per un totale di 77 anni. Ora tocca a loro essere più giovani di me. Bad lo è da 17 anni e Mix da 14 per un totale di anni 31. 77-31 = 46 quindi ancora per 46 anni sarò più giovane di loro (ragazzi non discuteteli sti conti perchè la matematica è il mio pane quotidiano e non mi risulta che lo sia di medici o letterati) e, siccome tutto torna, di Casalecchio non so altro che fa rima con vecchio (come ognuno di voi due lo è di me rispettivamente di 37 e di 40 anni) e di Bardonecchia non so se non che fa rima con vecchia (come lo è di me di almeno 33 anni quella buttafuori di cui non faccio il nome ma del cui palindromo indico solo le vocali: AA). P.s. Io che frequento irregolarissimamente il mio blog figuriamoci come potrò essere puntuale a frequentare questo! Smuacchete smuacchete. Pà (acapocchianonsolosucasalecchiobardonecchia)
Mi fanno ancora male le chiappe dopo esser stato buttato fuori da Chez Annì. QUesto luogo di amicali reminescenze -in cui ognuno racconta le proprie- in sé mi garba, il problem è che non ho voglia di far login logout più di una volta alla settimana. Comunque. Mics, non ti ho mai detestato, però tu passavi già per poeta fatto e finito con quel libro pubblicato con la E. di Casalecchio (ce l'ho una copia, però -è carino, ma che mancanza di classe precisare che tra voi non c'era niente: ti vedo tutto preoccupato perché la gente poteva pensare che ti congiungevi a lei, che insomma ...) e io non sapevo neanche dove cominciare e magari c'era un pizzico di invidia (forse, eh). Ma soprattutto, ammettilo, ti disturbava che i testi che leggevo in Aula Bianca, per quanto acerbi, piacessero alla tua morosa (cavolo, è un sacco che non la sento, sono proprio un impunito). Poi non so come è andata, non ricordo bene, saranno state le bevute e le notti alle estive alle Celle (attenzione parte la sviolinata), ma da anni ringrazio l'Altissimo che ci siamo conosciuti. Alla Croce di Casalecchio abitava l'Alessandra Lepri e se non sbaglio lei e Beppe abitano da quelle parti anche oggi. Alla Chiusa del Reno, invece, abitava la Diavolessa, Dio la benedica. mercoledì, marzo 24, 2004 FESTA A CASALECCHIO Mi sento come un po' sfrattato - uno che è stato a una festa, ha fatto un cosa che non va e si ritrova fuori a fumare chiedendosi cosa è successo... Beh, detto per detto. Io di anni ne ho 40, una parte di questi sono passati a Bo - dall''83 all''89 circa. A Bo c'era Paolo, però circa dall'86 in poi, prima quasi ci si detestava io e lui. Lui di me pensava che io fossi una specie di semideficiente che ha fatto lettere solo perché ci sono più donne - o forse peggio: gli ero del tutto indifferente. Gli anni di Bo sono stati sublimi e disgraziati - ero felice e inconsapevole. Insomma, felice... adesso seleziono le cose buone. E poi inconsapevole... se riguardo certe cose di quegli anni sapevo un sacco di cose che adesso non so. Ero un altro, mettiamola così, mio fratello più piccolo. A Casalecchio ci abitava, ci abita ancora adesso, una mia cara amica con cui ho scritto un libro di poesie nel 1988. Andavo con lei a queste lezione di Tai Chi Chuan e poi mi toccava aspettare l'autobus per quasi un'ora - e Casalecchio alle dieci di sera nel 1986 è molto triste, solo macchine che passano. A Casalecchio quasi ci morivo, nel 1996, perché venivo a Bologna dalla Porrettana e un autoarticolato davanti a me ha messo le ruote sull'erba, ha sbandato e si è rovesciato a due metri dalla mia R4. Ciao, finito la cicca, torno dentro a guardare se la festa è ancora recuperabile. Mics Allora, qui sento la necessità, sento il bisogno di fare qualche chiarimento. Blanco, Pà, Mics, e se utilizzassimo questo blog per i commenti a capocchia (lo so che c'è più gusto a farli sui blog "ufficiali", però, se Anna ci fa chiaramente capire che non siamo graditi arrivando al punto di crearci un blog pur di farci sloggiare dal suo...) Bado.
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Molti pazzi, una sola firma. Appena nato e già un cult (ora come ora, qui si commenta a capocchia, poi si vedrà).
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