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Non solo Casalecchio
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mercoledì, agosto 23, 2006 udite udite c'è una novità importante per la ristrutturazione della maison: http://multimedia.repubblica.it/home/379659 propongo un interessamento dei proprietari e, ovviamente, degli sguatteri, dei maggiordomi e delle varie persone incaricate della pulizia dei locali.... venerdì, agosto 18, 2006 ![]() Quando l’onda della voce che al Lido c’era “un pezzo grosso della televisione” giunse anche all’orecchio di Paola, questa ripetè mentalmente incredula: “Un pezzo grosso della televisione? Forse è finalmente giunta la mia grande occasione...Voglio conoscerlo...Non potrà non accorgersi di me...”. Si alzò dal lettino e si sistemò con cura i laccetti del succinto costume da bagno di colore fucsia che indossava. Si incamminò lungo il bagnasciuga, muovendo ad arte il bacino, convinta così di sottolineare con efficacia le sensuali curve del suo corpo che tutto si sarebbe potuto definire tranne che statuario. La camminata ancheggiante, oltre il fischio del bagnino che, mentre apriva un ombrellone e ne accarezzava il palo, mimò qualche passo di lapdance, ispirò anche qualche commento pietistico: “Guarda, poverina, così giovane...” mormorò la moglie di un edicolante di Latina, sicura che si trattasse di una sventurata affetta da displasia congenita all’anca e non di un’aspirante Vip intenta a sculettare. Paola non era quella che comunemente si potrebbe definire una “burina rifatta”. “Rifatta” nel senso che pensava che essersi fatta “gonfiare” i seni la rendeva più simile ad una velina della televisione (e questo era, in fondo, il sogno della sua vita e la sua massima aspirazione). Era stanca di fare la rappresentante di farmaci. Nonostante la sua vita fosse piuttosto movimentata e dinamica, sempre in giro per Roma per ospedali, farmacie e medici della mutua, era un po’ sovrappeso, ma piacente, vistosa quel tanto che basta per non passare inosservata su una spiaggia assolata. A dirla tutta, il fondotinta era leggermente fuori luogo dal momento che era prima mattina e certo non copriva quell’accenno di buccia d’arancia sui fianchi. Suo marito, Eugenio, in genere, sulla spiaggia, era occupato dalle due deliziose bambine p portava a spasso il cane (un leonberger che, nonostante avesse solo dieci mesi, aveva le dimensioni di un molosso simile all’incrocio tra un leone ed un cavallo) e questo le consentiva una libertà di movimento che, in città, non avrebbe mai avuto. Così Paola si allontanò dal suo ombrellone e si incamminò verso la zona in cui era stato avvistato il “vip televisivo”. Quando Paola vide Max, lui si stava sistemando i “gioielli di famiglia”. Ci sono categorie di uomini che passano la loro vita a sincerarsi che tutto, là sotto, sia sempre presente e a posto. Paola gli passò davanti e lo guardò languidamente e voluttuosamente, al punto da lasciare dietro di sè una scia di bavetta come quella delle lumache. Max, in fondo, non era un infedele ma sentiva “ ‘errichiamodellagiumentaammòdetarzan’ ” e, così, si lasciò catturare dagli sguardi di Paola e rimase invischiato nella bava lumacosa. “Mi fa accendere?” chiese Paola, infilandosi una Marlboro light in bocca al contrario sin oltre il filtro. “Ce..certo..” rispose Max, un po’ imbarazzato, ustionandosi nove dita prima di capire che qualche cosa non andava nella sigaretta della signora. “Però...ammazza che culo e che tette...” (pensò). “Ma è vero che lei lavora in televisione?” chiese Paola - diretta e senza tanti preamboli -, sbattendo le palpebre al punto di creare un vortice di vento simile ad una tromba d’aria. “Se vede?” chiese il cavista che amava sottolineare la cadenza dialettale quando si trovava “fuori porta”. “Si vede, eccome..” fece eco Paola, sputando sonoramente il tabacco che le era rimasto in bocca. Il cellulare di Max prese a trillare e la suoneria intonò un bel: “Grazie Roma, che ce fai ridere e sognare ancora..” e Max, con un gesto plateale del braccio, rispose: “Chi è che rompe?”. Era Maria Grazia, la portiera dello stabile medio-popolare di Testaccio dove abitava che lo avvertiva che era arrivata una raccomandata di Canale 5. “Certo, Maria Grazia, sarà sicuramente il rinnovo del contratto televisivo”, disse Max all’incredula portiera che non riconobbe nemmeno il tono della voce del suo inquilino, pensando di aver sbagliato numero. Max riattaccò subito. “Era la Cucinotta...queste attrici, sempre con l’ansia del contratto...” disse Max, con l’aria seccata, rivolgendosi a Paola che avrebbe voluto essere più seminuda di quanto già non fosse, pur di continuare ad attrarre l’attenzione di quell’uomo che vedeva come un trampolino di lancio che avrebbe potuto cambiare la sua vita e farle smettere di vendere Viagra e preservativi a medici famelici sempre allupati e con la mano morta. In realtà, Paola, mentre tentava di darsi un tono aggiustando un laccetto (che era perfettamente al suo posto), cercò di non mostrarsi stupita, come se per lei fosse assolutamente normale intrattenersi con i più importanti personaggi dello spettacolo. Anzi, azzardò un “Costanzo mi ha detto che...” (guardandosi bene dal precisare che il “Costanzo” in questione non era il celebre Maurizio televisivo, bensì Costanzo Cardasi, onest’uomo dalle origini palermitane che, a seguito di anni di stenti e di molte cambiali, era finalmente riuscito a comprarsi il bar sotto casa). “Lei conosce Costanzo?” chiese Max con l’occhio fattosi d’improvviso più vigile. “Eccome se lo conosco! Prendo il caffè da lui ogni mattina!” cinguettò maliziosa Paola, giocando con il piede nella sabbia, facendo un fossetto e lasciandosi ricoprire il piede dall’acqua. Max parve liquefarsi in quel fossetto (ammirando il tatuaggio dell’aquila sulla caviglia di Paola): quella donna forse avrebbe potuto assicurargli la raccomandazione che gli sarebbe valsa il passaggio da avvolgitore di cavi ad aiuto operatore. Così, guardandola con aria rapace, disse: “Che ne dice di andare a cena assieme una di queste sere?”. La sua espressione era simile a quella di Paperon de’ Paperoni mentre fiuta un affare di quelli che possono mandare sul lastrico Rockerduck. Ma, intanto, alla suocera di Max, Erminia, assisa come un sarcofago egiziano su una sedia di legno, sotto l’ombrellone, non era certo sfuggita tutta la scena, nè quello scambio di convenevoli. A quel punto, mentre vedeva troppo vicini i piedi dei due scavare fossette sul bagnasciuga, decise di intervenire con un gesto. Alzò la mano e il ventaglio e lanciò un’occhiata di disapprovazione al genero. Max la vide e capì subito che, di lì a poco, dalla bocca della suocera sarebbe uscito qualcosa di sgradevole e aggiunse rapido: “Con le rispettive famiglie, si intende...”. (continua) martedì, agosto 15, 2006 Tutti pensano che le onde ondeggino solo nel mare. Pochi sanno che le onde “anomale” esistono e serpeggiano anche sulla terra semi-ferma della sabbia di un lido balneare. Volete un esempio? Vi siete mai accorti che ogni spiaggia ha un Vip? E se non ce l’ha, se lo inventa. La ricerca di un reduce da reality show qualsiasi, di una Letterina appassita, di un Tarricone andato a male, è un’attività imprescindibile della vita da spiaggia. Da noi, nel lido dove sto io, c’è un tipo che tutti chiamano Max, alto, con i capelli raccolti in un codino, abbronzantissimo da giugno in poi, muscoloso: i suoi addominali sembrano la ca(s)sa di una tartaruga. Si mormora che lavori nel mondo dello spettacolo. Così, almeno, la lunga onda del pettegolezzo che dilaga nel mio stabilimento balneare lascia intendere. In realtà, Max fa il cavista a Canale 5 (per la cronaca, “il cavista” è colui che segue il cameraman e dipana o avvolge il cavo che collega la telecamera all’impianto di registrazione). Un nobile lavoro, certo, ma in una posizione piuttosto distante dal paradiso dorato dei Vips che gravitano attorno al mondo televisivo. Eppure Max di quel mondo fa parte, almeno nell’immaginario dei frequentatori del mio Lido. Credo che tutto abbia avuto inizio allorquando, qualche anno fa, Max si è lasciato un po’ andare, e conversando con la vicina d’ombrellone, aveva buttato lì un : “La Parietti? Alba la conosco, è stata ospite la settimana scorsa da noi in trasmissione...”. Ovviamente, Max aveva omesso di precisare un trascurabile particolare che, anche in quella occasione, il suo compito era stato quello di non fare ingarbugliare il cavo della telecamera. Da lì in poi, c’era stato il fluire incessante della chiacchiera a fare il resto su di lui e sulla sua professione. Sette minuti e una manciata di secondi dopo l’affermazione dell’assistente elettricista di scena, l’onda aveva già compiuto un primo tragitto e dalla parte opposta della spiaggia si era diffusa la notizia che, in un angolo non meglio precisato del Lido, si trovava un “pezzo grosso” di Canale 5. Quando la risacca richiamò indietro il cavallone dei sentito dire, la news era già diventata “altro”: in incognito, erano stati avvistati il presidente della RAI e di Mediaset, in costume da bagno, che, comodamente seduti sotto un ombrellone, sorseggiando una birra gelata, stavano trattando un affare da dieci milioni di euro, per dividersi a tavolino gli share e gli ascolti televisivi. Poi, nell’onda anomala del pettegolezzo da spiaggia, come spesso accade alla diceria, la chiacchiera si sgonfia, come se, dopo l’alta, arrivi la bassa marea, ma sopravvive il nocciolo duro del pettegolezzo tra bagnanti che ha salvato il Max come “un pezzo da novanta del piccolo schermo”. Max è sposato con una tipa che si chiama Nunzia e, in spiaggia, scende sempre con la suocera, Erminia. Nunzia se ne sta quasi tutto il tempo al sole, cosparsa di creme alla carota, esponendo gran parte delle sue nudità, impercettibilmente coperte dalle invisibili striscioline del tanga leopardato che è solito portare. Mentre la suocera di Max, Erminia, è una gigantesca orca marina di oltre centodieci chili, mai vista in costume perchè sempre completamente vestita con un vestito a fiori, comprese le calze di nylon a gambaletto. Ha passato quasi cinquant’anni al banco dei formaggi di un supermercato sulla Tuscolana romana e questo le ha consentito di mettere da parte un discreto gruzzoletto. Si vede, però, che quella che tiene i cordoni della borsa in casa di Max è lei. Lo si intuisce da come impartisce ordini al povero Max (“E spostame stà sdraio che mè dà fastidio...”, “Vàmme a prenne ‘na minerale, non gassàtaaaa, me raccomànnoooo, Mà. Sennò m’engràsso!” – lei lo chiama “Mà” e non “Max” -). A volte, la guardo con quel faccione rubicondo disegnato coi colori della amatriciana verace, dove il rosso del pomodoro si mescola con l’amaranto-violaceo delle vene varicose e penso che il “povero” Max ne dovrà inghiottire di rospi, il suo stipendio da assistente elettricista sarà sì e no sufficiente ad arrivare al venti del mese e quindi gli toccherà subire ogni genere di vessazione dalla suocera arpìa. Così, alle tante umiliazioni che doveva subire dalla suocera, Max si ripagava facendo in modo che tutti sulla spiaggia continuassero a credere che fosse un Vip dello spettacolo, assecondando e seguendo la ola delle notizie che su di lui si susseguivano tumultuose. Fino a quando arrivò quel ferragosto e... (continua) venerdì, agosto 11, 2006 Credo sia inevitabile, colti dalla noia e dal caldo, leggere, d'estate, sulla spiaggia, riviste e rotocalchi. Anche quelli che nemmeno dal barbiere o dal parrucchiere oseresti mai leggere.
L'articolo che mi è capitato oggi aveva il titolo: "CONQUISTAMI COSI'. Scopri cosa cercano le donne in un uomo: lezione di seduzione dalle donne più belle del mondo". Il pezzo più interessante era questo: "L'uomo si deve comportare da uomo. Non c'è niente di più eccitante di un maschio capace di aggiustare le tubature del bagno" (Pamela Anderson) Insomma, per la serie: diamoci da fare col sifone... Una cosa geniale qui fu il rimescolamento delle identià, questo non fu un blog collettivo, fu il blog di un grande uomo, molto coglione, ma a tratti intelligentissimo e dolcissimo, con 10 sensibilità differenti, ognuna grandiosa a modo suo, a tratti anche un po figlio di puttana e lazzerone. Quest'uomo non c'è più. Ma è bene ricordarsi ogni tanto che quest'uomo è esistito. La cosa incredibile è che quest'uomo seppe essere anche donna o, se fu donna, seppe anche essere uomo.
giovedì, agosto 10, 2006 E' una vertigine morale scrivere qui.
Ecco, ho colto l'invito del Barone a tornare qui, alla casa dei giochi, e sparare scemenze. Ma l'ho fatto così in fretta che ho dimenticato le scemenze nell'armadio. E adesso? Che racconto? mmh, ecco, sabato scorso ho preso il caffé con degli amici che erano in giro con Aldo Busi. All'ingresso del bar alcune persone attempate lo hanno riconosciuto e festeggiato. Una volta entrato, lui ha ordinato un panino con il prosciutto e un bicchiere di bianco, e ha commentato sono molto popolare tra le vergini del 15-18. mercoledì, agosto 09, 2006 ![]() Definire la vita da spiaggia una situazione estrema può sembrare un’esagerazione, ma se ci fate caso, il mare, il sole, l’affollamento, il riposo più o meno forzato, in una sola parola la vacanza, è di fatto un’esperienza al limite, quanto può esserlo la Parigi-Dakar. Tra le varie ed insolite esperienze che possono capitarvi, un normotipo facilmente incrociabile in mare è il Cafonauta. Lo potete facilmente riconoscere al timone del suo yacht d’altura, perché sembra più alto del suo metro e cinquanta che è la sua altezza reale sulla terra ferma e che, al contrario del mare, lo relega nella categoria dei tappi. Quando parlo del “Cafonauta” non dovete pensare al bullo capitolino, né a Fantozzi a bordo dello yacht della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. Il Cafonata fa parte di una specie in continua evoluzione e rappresenta una vera minaccia per chiunque vada per mare. Egli è presente ovunque esistano imbarcazioni: su ogni spiaggia, in ogni caletta tranquilla e silenziosa, negli stand del Salone della Nautica di Genova, in tutti i porti turistici del Mediterraneo. Ma, mentre a terra il Cafonauta si limita a mettersi in mostra usando termini marinari spesso inventati o fuori luogo, quando naviga innesca se stesso come la spoletta di una bomba atomica. Questi italici cittadini, a prescindere dagli specifici natali, presentano una serie di analogie che non si riscontrano neppure nel DNA di due gemelli monozigoti polinesiani. Il Cafonauta lo si riconosce non già dal cappello da comandante di albertosordiana memoria, ma dal mozzo. Ogni Cafonata che si rispetti dispone di un aiutante che si staglia con fare statuario sulla prora, ingarbugliato tra le cime, in una posizione talmente scomoda e pericolosa che ti fa subito odiare chi continua ad urlargli ordini inconsulti dalla prua (il Cafonauta, appunto). Ma il peggio di se stesso il Cafonauta lo dà quando mette mano al timone e ai motori. Mentre tu stai placidamente mangiando il tuo agognato panino in una caletta, nella quale pensi che nessuno ti troverà mai, a parte, le mosche che gironzolano su una cacca divenuta oramai un fossile assieme agli scogli sulla quale è stata spalmata ed ai granchetti in posizione di guerra che corrono sulla riva, arriva lui: il Cafonata. Sfila prima a dritta e poi a babordo alla velocità di un offshore intenzionato a battere il record di Shumi in prove su pista. L’avvicinamento del Cafonauta al sito prescelto per l’approdo produce onde devastanti, seconde soltanto allo tsumani delle coste filippine. Se poi avete la sventura di trovarvi in acqua al momento della sua performance, il pericolo di ritrovarvi affettati come un San Daniele è molto alto. Ma state pur certi che se le calette sono due o tre, quando vedrete puntare il dito del Cafonauta e sentirete sentenziare al mozzo “Là!”, state pur certi che sta indicando la “vostra” caletta dove state mangiando l’agognato panino che ormai vi sta andando di traverso. Tralascio, per brevità, la lunga e laboriosa operazione di attracco che, più o meno, è considerata dal Cafonauta come se fosse la manovra di un’autovettura in un parcheggio e che vi riempirà l’aria di fumo e puzza di gasolio, ma sarà quando sentirete il tonfo dell’àncora in acqua che capirete che la vostra pace “da caletta” è ormai finita. Questo senso di angoscia durerà almeno fino a quando sentirete il rumore delle bottiglie di plastica semivuote che finiranno regolarmente in mare assieme al resto della spazzatura (segno che il Cafonauta ha ultimato il suo pasto frugale). Ma non è finita. Il Cafonauta, dopo aver ruttato almeno un paio di volte rumorosamente, in modo tale che tutti nella caletta abbiano riconosciuto una nuova forma di urlo di Tarzan da diporto, alla fine, assieme ai suoi rumorosi ospiti bivaccheranno per ore e ore, esausti e satolli, come una soldataglia romana, e si sdraieranno in maniera scomposta sul ponte dello yacht per la pennichella, mentre il mozzo sparecchia. Questo spettacolo durerà fino a quando il Cafonauta e i suoi amici salperanno l’àncora verso un nuovo porto alla ricerca di un nuovo approdo da disturbare con il suo carico di umanità soddisfatta e stremata. lunedì, agosto 07, 2006 ![]() Filippa, collaboratrice domestica efficace ed efficiente, assunta per l'ingrato compito di riordinare il luogo, in attesa del ritorno di Sfirziola (la sua unica e inarrivabile maestra) dalle meritate vacanze a Herisau, ridente città svissera, capitale delle putzfrau. Pregasi Maggiordomo e Sguattero di riservarle l'accoglienza migliore in attesa di nuovi ordini. domenica, ottobre 30, 2005 A.u.A.(ad usum AnnArellae)
il barone rosso scrive: Du grosses Gestirn! Was wäre dein Glück, wenn du nicht Die hättest, welchen du leuchtest! nuvola scrive:
Zehn Jahre kamst du hier herauf zu meiner Höhle: du würdest deines Lichtes und dieses Weges satt geworden sein, ohne mich, meinen Adler und meine Schlange. blancoebleu scrive: checcazzo stateaddì? il barone rosso scrive: Aber wir warteten deiner an jedem Morgen, nahmen dir deinen Überfluss ab und segneten dich dafür. fiorile scrive:
Siehe! Ich bin meiner Weisheit überdrüssig, wie die Biene, die des Honigs zu viel gesammelt hat, ich bedarf der Hände, die sich ausstrecken. blancoebleu scrive:
Fiò, almeno tu famme capì qualcosa il barone rosso scrive
zitto bibbì me mi distrai e se stringo troppo le e la mia pronuncia foggiana se ne và a fa fotte fiorile scrive:
Ich möchte verschenken und austheilen, bis die Weisen unter den Menschen wieder einmal ihrer Thorheit und die Armen einmal ihres Reichthums froh geworden sind. blancoebleu scrive:
mò m'avete rotto i coglioni, che cazzo state a dì? nuvola scrive:
Dazu muss ich in die Tiefe steigen: wie du des Abends thust, wenn du hinter das Meer gehst und noch der Blancoebleu Unterwelt Licht bringst, du überreiches Gestirn! il barone rosso scrive:
Blancoebleu strunz Ich muss, gleich dir, untergehen, wie die Menschen es nennen, zu denen ich hinab will. Blancoebleu scrive: Azz, mesà che due parole le ho capite! Fiorile scrive: So segne mich denn, blancoebleu skurnackyaten du ruhiges Auge, blancoebleu figl' ì 'e ndrocchie das ohne Neid auch ein und bacucchen allzugrosses Glück sehen kann! il barone rosso scrive:
blancoebleu Segne den Becher test de Katz , welche überfliessen will, fammock dass das Wasser das fregn d sort golden aus ihm fliesse und überallhin den Abglanz deiner Wonne trage!Strunz. Blancoebleu scrive:
mi sembra di aver capito qualcosa nuvola scrive:
Siehe! vaffanculo Dieser Becher stronzo will wieder testa di cazzo leer werden, und rincoglionito will wieder Mensch werden. il barone rosso scrive:
ma ce l'hai con me o con bibbì? fiorile scrive: a me me pare che ce l'ha con te blancoebleu scrive sisi me pare pure a me nuvola scrive bibbi statte zitto tu che il tedesco non lo conosci! blancoebleu scrive: azz! era tedesco? pensavo fosse foggiano stretto il barone rosso scrive: Fiò, tu con chi ce l'avevi con bibbì o con me? fiorile scrive: con nuvola nuvola scrive: ah, si???? sai che ti dico allora? che sei una sciacquetta fiorile scrive: cretina il barone rosso scrive: su mò non mettetevi a litigare, dai! fiorile e nuvola a quattro mani scrivono: fatti i cazzi tuoi, stronzo! il barone rosso scrive: ma andatevene affanculo tutteddue!!! nuvola scrive: a te e a soreta nuvola abbandona la conversazione fiorile scrive barone, sei il solito testa di cazzo. non ci chatto più con te! fiorile abbandona la conversazione il barone rosso scrive: bibbì, ciai capito qualcosa cò ste dù sciroccate? blancoebleu non scrive nulla, chiuso in un dignitoso silenzio. il barone rosso abbandona la conversazione blancoebleu scrive: io cò sti cafoni, ncevoio più avè gnente a cheffà, ero così fine prima di conoscerli! io me voglio fà scambià per una personcina perbene quaddentro eccheccazzo! ma annatevela a pià nderculo tutti quanti! blancoebleu abbandona la conversazione |
Molti pazzi, una sola firma. Appena nato e già un cult (ora come ora, qui si commenta a capocchia, poi si vedrà).
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